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Irene

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Sono un animale in via d'estinzione...
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the BERNARD's

Quaderno Pubblico

- scorcio su un microcosmo privato -
immagini in sequenza
6/28/2008

Un altro castello di sabbia distrutto dalle onde

Ieri mi sono scontrata con qualcosa più grande di me, che ha influenzato tutta la mia estate senza realmente dipendere da una mia scelta. O almeno, non una scelta libera. La legislazione italiana in merito al lavoro mi si è riversata addosso, sommergendomi e costringendomi a rifiutare un'offerta per l'estate. Eppure ci tenevo a quel lavoro. Tuttavia l'unica possibilità che la legge mi offriva era discorde sia con le mie esigenze sia con quelle del mio Capo. Da una parte e dall'altra accettare quel contratto sarebbe stato davvero pesante. Io avrei avuto orario pieno, mattina e pomeriggio (mentre l'idea iniziale era quella di un part time), cosa che mi avrebbe impedito di continuare a studiare per gli esami di settembre e per la tesi, oltre a portarmi via il mio prezioso tempo libero. Il Capo avrebbe sostenuto dei costi totalmente inutili, poiché pagarmi per stare in negozio senza far nulla di realmente produttivo sarebbe stato uno spreco. Insomma, sarebbe stato un lavoro insostenibile. Eppure già me lo immaginavo. Non ho mai lavorato in vita mia, ed ero davvero curiosa di provare.cavallino21
Questo l'ho saputo la mattina di ieri, e fino a metà pomeriggio non sono stata in pace con me stessa. Non sapevo che anche il Capo avrebbe rifiutato, e imputavo l'abbandono del progetto solo a me. Mi sentivo in colpa per essermi tirata indietro, pensavo che il Capo avesse fatto affidamento su di me e che abbandonando pochi giorni prima di iniziare gli avessi scombussolato tutta l'organizzazione. Mi chiedevo quanto mi avrebbe odiata per questo. Perché, sapete...c'è una piccola complicazione in tutta questa storia: il Capo è il mio "quasi suocero", e tirare un bidone ad una persona che si conosce è ben peggio che tirarlo ad un estraneo. Ci va di mezzo un rapporto personale che potrebbe incrinarsi. Mi sono impegnata tanto perché riconoscesse il mio valore come persona, è stata dura, un lavoro durato sei anni. Temevo che in un giorno solo, con una semplice frase del tipo "Mi spiace, ma non posso." detta con gli occhi bassi per la vergogna e umidi di lacrime avrei distrutto tutto quel riconoscimento e quella stima che mi ero tanto faticosamente guadagnata.
Sono tornata a casa piangendo, e nella mia stanza, con la porta chiusa perché nessuno sentisse, ho continuato a maledire i miei esami. Poi è venuta la rabbia: nessuno mi aveva spiegato che non si trattava di un contratto part time ma che avrei dovuto fare 40 ore settimanali. Mi sono arrabbiata con Matteo e con in Capo, pensando che non fossero stati abbastanza chiari, anche se sapevo che tutti, anche loro, avevano la mia stessa idea. Part time, che le legge italiana non ha permesso. La malinconia ha accompagnato il mio pomeriggio, fino al momento in cui Matteo è venuto da me. Io continuavo a pensare che il Capo fosse furioso, ma Matteo mi ha rassicurata. Nemmeno lui avrebbe accettato quel contratto. Sarebbe stato lui a rifiutare, anche se io avessi accettato. Mi conforta sapere questo, ma in cuor mio continuo a temere che queste siano state solo rassicurazioni e che in realtà il Capo mi detesti e mi dia tutta la colpa. Credo che per un po' di tempo lo eviterò per paura di scoprire che il mio dubbio sia fondato

6/22/2008

You're still the one

(When I first saw you, I saw love.
And the first time you touched me, I felt love.
And after
all this time, you're still the one I love.)
Looks like we made it
Look how far we've come my baby
We mighta took the long way
We knew we'd get there someday

They said, "I bet they'll never make it"
But just look at us holding on
We're still together still going strong

(You're still the one)
You're still the one I run to
The one that I belong to
You're still the one I want for life
(You're still the one)
You're still the one that I love
The only one I dream of
You're still the one I kiss good night

Ain't nothin' better
We beat the odds together
I'm glad we didn't listen
Look at what we would be missin'

They said, "I bet they'll never make it"
But just look at us holding on
We're still together still going strong

(You're still the one)
You're still the one I run to
The one that I belong to
You're still the one I want for life
(You're still the one)
You're still the one that I love
The only one I dream of
You're still the one I kiss good night

(You're still the one)
You're still the one I run to
The one that I belong to
You're still the one I want for life
(You're still the one)
You're still the one that I love
The only one I dream of
You're still the one I kiss good night

 

Sei anni d'amore sembrano tanti, ma non sono che l'inizio della nostra vita assieme. Un piccolo traguardo che ci sembra già un'eternità. Eppure quella sera a Barcola, la mia prima serata con i tacchi, senza riuscire a camminare. Tu timido con quel discorso confusionario. la mia indecisione....

Ti amo.

6/18/2008

Ma per favore!

Ma cosa speravano di ottenere? Si può sapere che gli è altato in testa di andarsene prima del voto?
Speravano forse di non far approvare gli emendamenti dimostrandosi offesi?
Beh, è chiaro che non si può rimproverare più di tanto chi ha votato la destra ritenendo poco seri quelli di sinistra.
Ma per favore, un minimo di piedi per terra, signori!
La sinistra si è sempre dimostrata eterea, portatrice di grandi ideali splendidi e giusti. A parole, perché poi a fatti si cerca di concretizzarli per mezzo di altri ideali. Insomma, impossibile.
Se davvero si vuole rendere fermo un ideale bisogna lottare senza riserve. Dovevano esserci, invece di allontanarsi sdegnati, dovevano essere tutti lì e votare.
Quello significa essere l'opposizione.
Da Veltroni mi aspettavo di più.
5/20/2008

Pari opportunità?

 

Mi rifaccio alle parole di mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità che forse tanto pari non sono: carfagna2

«Penso che l'unico obiettivo dei Gay Pride sia quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo certo non posso esser d'accordo »

Poi prosegue:

«Sono pronta ad agire su casi concreti e reali. Qualcuno che mi venga a dire che un omosessuale non è stato assunto per via della sua tendenza. O che sempre per tendenze sessuali venga negato un affitto o qualsiasi altro diritto. Allora sì che intervengo»

A mio parere in queste due frasi dette a poco tempo l'una dall'altra c'è una sostanziale contraddizione. Come può esserci parità come dice il nostro ministro se ancora non si accettano le unioni omosessuali?
Vado sul sito della Carfagna, giusto per sapere di chi parlo e clicco sul banner della "Carta dei valori" la leggo da cima a fondo, fecandomi anche delle grasse risate in certi punti, ma approvando fortemente i valori proposti.

Noi, Popolo della Libertà, donne ed uomini d’Italia, siamo orgogliosi di essere cittadini di uno dei Paesi più avanzati del mondo. Siamo orgogliosi di appartenere ad una civiltà millenaria, una civiltà che ha dato all’umanità conquiste tra le più importanti. Per questo vogliamo che l’Italia progredisca nel solco della sua tradizione, sempre più europea ed occidentale.
Le radici giudaico-cristiane dell’Europa e la sua comune eredità culturale classica ed umanistica, insieme con la parte migliore dell’illuminismo, sono le fondamenta della nostra visione della società.
I valori nei quali ci riconosciamo sono in specie quelli condivisi dalla grande famiglia politica del Partito Popolare Europeo: la dignità della persona, la libertà e la responsabilità, l’eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà.
Questi sono i valori comuni alle grandi democrazie occidentali, fondate sul pluralismo democratico, sullo Stato di diritto, sulla non discriminazione, sulla tolleranza, sulla proprietà privata, sull’economia sociale di mercato.
[...]
Noi crediamo che la persona - con i suoi valori ed i suoi principi, con la sua morale e la sua ragione di esistere e di migliorarsi – sia il principio ed il fine di ogni comunità politica, la sola fonte della sua legittimità. E che non possano esistere un’autentica giustizia ed una autentica solidarietà, se la libertà di ogni singola persona non viene riconosciuta come condizione essenziale dallo Stato.
[...]
Noi crediamo che la società e lo Stato debbano servire la persona ed il bene comune. Le persone e le comunità devono avere il diritto di realizzare ciò che possono grazie alla loro iniziativa.
[...]
Noi crediamo che la politica abbia il compito di sostenere la vita e l’attività delle persone, delle famiglie, e delle comunità intermedie, non di distruggerle o di assorbirle.
[...]
Noi crediamo nella validità del modello sociale europeo, che affonda le sue radici nei valori sociali e liberali, e che si basa sui principi inscindibili di efficienza economica, di giustizia sociale, di concorrenza e solidarietà, di responsabilità personale e di protezione sociale.
[...]
Noi vogliamo una società che si prenda veramente cura dei più poveri e dei più deboli. Noi non vogliamo una società divisa tra ricchi e poveri, tra forti e deboli. Noi vogliamo una società nella quale tutti possano godere di un livello di vita adeguato. Noi crediamo che le persone abbiano il dovere di provvedere a se stessi, secondo il principio morale della responsabilità, ma che in base a questa debbano anche aiutare il prossimo in difficoltà. Crediamo che sia dovere fondamentale, sia della società che dello Stato, insieme aiutare coloro che non raggiungono questo obiettivo.
[...]
Noi pensiamo che la famiglia sia l’elemento fondamentale delle nostra società.
[...]
In una situazione difficile come quella attuale, le famiglie sono anche un prezioso elemento di stabilità sociale ed economica perché si affiancano alla società ed alle strutture pubbliche compensandone i limiti nell’attuazione delle politiche sociali. Non possiamo ignorare che molte famiglie non riescono più ad avere “una tranquilla e quieta vita, in piena dignità”. La famiglia va dunque difesa, anche perché è fondamentale per le persone più deboli, per gli anziani, per i diversamente abili, per i giovani senza lavoro. Non solo. Noi crediamo che la famiglia abbia il dovere ed il compito insostituibile di educare i bambini e gli adolescenti.
[...]
Noi proponiamo agli italiani una società fatta di libertà, di sviluppo economico, di solidarietà. Proponiamo una società basata sui valori liberali e cristiani, sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio, formata dall’unione di un uomo e di una donna, nella quale far nascere, crescere ed educare i figli. Proponiamo un’Italia rispettata e forte nel mondo. Proponiamo una Patria nella quale tutti gli italiani si riconoscono e che tutti amano, perché è la casa comune di tutti, senza distinzioni.

Queste sono degli estratti che ritengo più rilevanti ai fini di questo intervento. Parlano di uguaglianza, libertà, piena realizzazione dell'individuo nel rispetto degli altri, parlano di una società priva di distinzioni. Si parla di "Persone", molto generico (come è giusto che sia), persone che devono essere tutelate da discriminazione e quant'altro possa comprometterne "il diritto di realizzare ciò che possono grazie alla loro iniziativa".  Tuttavia alla fine spuntano tutte le discriminazioni del caso: la famiglia non è più composta da persone che devono essere tutelate, ma "formata dall’unione di un uomo e di una donna, nella quale far nascere, crescere ed educare i figli".
Ovviamente, come c'era da aspettarsi tutta l'uguaglianza e la parità di cui si è parlato va a farsi benedire. La famiglia infatti ha due requisiti secondo la "Carta dei Valori":

  1. deve essere composta da un uomo e da una donna
  2. è formata per far nascere, credcere ed educare i figli

Ne consegue che:

  1. le coppie omosessuali non originano una famiglia
  2. le coppie che non hanno figli, seppur unite in matrimonio, non sono una famiglia

carfagna1C'è un inghippo, e lo troviamo in tutti quei punti della "Carta dei Valori" in cui si parla di uguaglianza, assenza di distinzioni, la libertà, la dignità della persona etc.
Ma se la persona ha diritto di tutela e di trovare realizzazione nella propria vita...come mai i gay no? Forse loro non sono persone?

Che grande ipocrisia...quanti falsi moralismi.

Fonti:
Corriere della sera 
Carta dei valori

5/19/2008

Solo io resto sconcertata?

Ieri sera non sapevo che fare, così ho deciso di spulciare il forum di Alfemminile.com, approdando anche sulla sezione "sessualità", rimanendo davvero sconcertata. Apro la sottosezione Forum Accessori (lingerie, sex toys…) e subito resto di sasso davanti alla discussione dal titolo "Cosa consigliate di inserire nel sedere?"...ma fin lì passi, il desiderio di esplorare lo provano in tante. A shockarmi davvero è la risposta di un'utente: "tutto quello che ci entra" !!!! Chiudo e ne apro un altro che promette bene... il titolo è "Venerdì notte lo stendo...ragazze urge aiuto". Penso che magari ci sono idee carine, consigli, giochetti da provare e mi metto a leggere.

venerdì sera ho una festa aziendale con colleghi e superiori di mio marito e..ci sarà ance lui, l'uomo che mi fa tremare le gambe solo a pensarlo..mio marito sarà risucchiato dai colleghi e vorrei cogliere l'occasione per darmi da fare con l'altro, secondo voi, meglio con autoreggenti o gamba nuda?...cosa attizza di più i maschietti (io le ho lunghe e ben tornite)?

Non credo di essere anormale, non mi sento una puritana solo perchè ritengo sacro il matriomonio, la promessa di fedeltà che fai ad una persona che ti dedica tutta la sua vita...o forse sì? Io ho sempre creduto che ci si sposi perchè si ama e si rispetta una persona, non solo per avere qualcuno con cui passare il tempo...per questo esistono gli amici, il computer...il vibratore se proprio ti prude e non puoi farne a meno! Infastidita chiudo e passo ad un'altra.... Titolo: "A nessuna e' mai venuta la voglia..." apro e leggo

...di violentare un uomo con un vibratore?
Chesso' per vendetta verso il genere maschile o solo per sfogare le proprie voglie?

Un sacco di risposte. Uomini, che lo definiscono il loro sogno segreto, e che si propongono di incontrare la donna che ha aperto il topic per mettere in atto le fantasie in comune. Cambiamo...cambiamo sottosezione, perchè di questa già non ne posso più, spero, senza crederci troppo, che la sezione Prostituzione abbia argomenti più interessanti. Mi aspetto discussioni sulla prostituzione in generale, sulle implicazioni morali, sullo sfruttamento....qualcosa di serio invece. Mi trovo davanti ad una serie di topic in cui ragazze in cerca di soldi si offrono, mettendo numeri di cellulare o chiedendo di essere contattate tramite messaggio privato. Uomini che vogliono provare l'ebbrezza di fare gli gigolò o che invitano donne a prostituirsi con loro.
L'ho già detto, non sono una puritana, ma tutto questo mi pare davvero eccessivo. Non dovremmo avere dei limiti ETICI? Non sto parlando si castità forzata o cose simili, ma recuperare certi valori di cui tanto si parla. L'amor proprio, la fedeltà, l'onestà, il rispetto degli altri. Si parla di tradire, di violentare, di prostituirsi...ma a che punto dobbiamo arrivare prima di una svolta?

5/18/2008

Musica nella mente

 

 

Due mani fredde nelle tue
Bianche colombe dell’addio
Che giorno triste questo mio
Se oggi tu ti liberi di me
Di me che sono tanto fragile
E senza te mi perdero’

Piccolo uomo non mandarmi via
Io piccola donna morirei
E’ l’ultima occasione per vivere
Vedrai che non la perdero’ - e no!
E’ l’ultima occasione per vivere
Avro’ sbagliato si lo so’
Ma insieme a te ci riusciro’ e si!
Percio’ ti dico
Piccolo uomo non mandarmi via
Io piccola donna morirei

Aria di pioggia su di noi
E… tu non mi parli piu’ cos’hai
Certo se fossi al posto tuo
Io so’ gia che cosa mi direi
Da sola mi farei un rimprovero’
E dopo mi perdonerei

Piccolo uomo non mandarmi via
Io piccola donna morirei
E’ l’ultima occasione per vivere
Vedrai che non la perdero’
( perche’ io posso )

Io devo – io voglio vivere
Insieme a te ci riusciro’
( e… io devo farlo )
E’ l’ultima occasione per vivere
Vedrai che non la perdero’
( perche’ io posso )
Io devo – io voglio vivere
Ci riusciremo insieme.

Piccolo uomo non mandarmi via
Io piccola donna morirei

Piccolo uomo non mandarmi via
Io piccola donna morirei

Svegliandomi accanto a Matteo stamattina ha cominciato a risuonarmi in mente il ritornello di questa canzone. Non so perché, so solo che sentivo il bisogno di ascoltarla e capire di chi fosse. Già, non lo sapevo, la mia ignoranza in fatto di musica è allucinante. Ma ora l'ho sentita, mi sono emozionata, penso al mio amore che dorme nell'altra stanza, al desiderio che ho di svegliarlo ma allo stesso tempo alla tenerezza che provo nel vederlo così pacifico per almeno un giorno alla settimana.

5/17/2008

Il Figlio dei Ghiacci, parte I: INTRUDUZIONE

 

Ghiaccio oltre il ghiaccio,
Nelle tenebre ghiaccio per il ghiaccio.
Poi fuoco.
Rovina e salvezza nell'unico seme.


Il ponte che rafforza brucia di morte,
piccolo cristallo si scioglie sul vuoto
di mille spade, di mille volti.


La serpe di miseria non uccide
il figlio del Sole non risorto.
Morde la coda con lame affilate.

26° giorno di Sin'arim del 72° anno dalla Liberazione dell'Ovest
La violenza della bufera si abbatteva sulla solida porta e sulle finestre della locanda, in quel piccolo villaggio sperduto, nato come un fungo alle falde del Diadema, il possente ed invalicabile ghiacciaio della catena montuosa che i popolani, con poca fantasia, chiamavano "le Montagne Alte". Georg sapeva che quella era l'unica via di salvezza per sé e per la gente che stava cercando di portare nella Repubblica dell'Ovest, la prima mai nata dalla volontà umana. Era stata una ribellione dura e sanguinosa quella che aveva dato vita alla Repubblica: molti nobili erano stati impiccati nelle pubbliche piazze, e molti altri, per avere salva la vita, erano stati costretti a rinunciare ai feudi, alle terre, alle ricchezze per allearsi con i ribelli e tradire il loro re. La schiavitù era stata abolita e chiunque nella Repubblica dell'Ovest, ricca dell'oro dei nobili ma devastata dalla guerra, era un uomo libero. Merci e persone circolavano senza ostacoli, le razze differenti da quella umana finalmente erano graditi ospiti e cittadini dei villaggi in ricostruzione. Da qualche anno la grande metropoli di Onarron si stava distinguendo come polo culturale, punto d'incontro dei maggiori maghi e letterati del continente.
Quaranta schiavi erano con loro, in attesa di essere liberati oltre la frontiera. Quaranta anime tra donne, bambini e ragazzi erano state acquistate a Kailic, e secondo il piano avrebbero dovuto recuperane altrettanti nella capitale. Ma qualcosa era andato storto. Le guardie erano informate de loro arrivo, e se non fosse stato per un solerte amico di Georg a quel punto sarebbero stati catturati e imprigionati nell’arena. A Nuril liberare uno schiavo era consentito, ma liberarne così tanti era considerato un atto rivoluzionario. E infatti questo era. La rivoluzione. La stessa che aveva coinvolto gli gnomi di Roywyn, gli uomini di Onarron, delle isole e di Ashan – tra i quali Georg – e che spingeva ognuno a combattere secondo le proprie possibilità. Georg, figlio di un ricco mercante di Ashan, una volta ricevuta l’eredità del padre aveva cominciato ad organizzare carovane fantasma, con le quali liberava gli schiavi che riusciva a comprare. Solo lui e Baluran sapevano che gli schiavi presenti nella carovana erano destinati alla libertà. E solo loro due sapevano che nelle pianure a Nord di Malan erano attesi dall’esercito per la confisca del carico e la loro esecuzione. Andare a Sud avrebbe comportato la morte di tutte le persone, mercanti e passeggeri, che si erano affidate a loro. D

Dal suo angolo buio Jarivar scrutava attento ognuno dei presenti, concentrando la propria attenzione sul capo-carovaniere che sedeva preoccupato ad un tavolo accanto al camino. Di fronte al solido Georg stava il vecchio mago, suo amico e consigliere. Ma i due non parlavano: la tempesta li preoccupava non poco. E preoccupava anche Jarivar, che sapeva non essere normale un tempo del genere in quella zona e in quel periodo dell’anno. Era poco più che autunno ma ai piedi della montagna che i popolani chiamavano “il Diadema” pareva inverno inoltrato.

Il turno di guardia ai carri era quasi finito e Gròr Fortemartello non vedeva l’ora di rientrare nella locanda e bersi una buona birra accanto al camino. Socchiuse gli occhi e con l’immaginazione assaporò l’eccezionale birra nanica della sua città natale. Il suo pensiero andò a suo padre, sua madre, i suoi commilitoni e alla sua bella città. Gli imponenti palazzi scolpiti all’interno della montagna la rendevano diversa da tutte le città naniche. Loro non si erano limitati a decorare le sale vuote nel cuore della montagna, né si erano accontentati di vivere al suo esterno, come i pazzi di Krivij-Rig. No…loro avevano fatto di più: partendo dalle enormi sale scavate dal tempo avevano cesellato plazzi interi, addentrandosi ancora di più nella catena del Golg.
La nostalgia era ormai sua compagna da molti anni, e sapeva che la mesta signora l’avrebbe tenuto per mano per tutta la sua vita. Fortunatamente da qualche settimana riusciva a distrarsi chiacchierando con uno strano tipo, tale Jarivar; un uomo inquietante senza dubbio, ma dal cuore d’oro. Gròr sorrise al pensiero che il suo nuovo amico credesse che nessuno si fosse accorto della sua natura. Ma come si può non notare un uomo senza ombra?
Eppure, dopo il primo tempo di diffidenza tutti avevano cominciato a stimarlo. Bè…non proprio tutti; solo quelli che avevano visto cos’era riuscito a fare quando Gròr era stato ferito nelle terre selvagge attorno a Faliman. L’aveva curato, e un uomo malvagio non può avere il favore degli dei e curare una persona a quel modo.
Così meditava Gròr, cercando di ripararsi dal freddo parandosi dietro un carro, insieme a due cavalli. Già, perché le stalle del villaggio non erano riuscite a contenere tutti cavalli della carovana, e molti erano rimasti fuori, frustati dal vento e infradiciati dalla neve. Finalmente erano venuti a dargli il cambio e lui sarebbe potuto andare ad asciugarsi accanto al fuoco. Gròr si avviò verso la taverna, sperando di avere notizie da Georg riguardo il da farsi. Sapevano tutti che non sarebbero potuti restare lì in eterno.

Erian stava sdraiato sul morbido letto nella stanza della locanda e al contrario di tutti i suoi compagni di viaggio non era minimamente preoccupato per la tempesta. Nonostante fosse insolita avrebbe solo ritardato di un po’ l’arrivo ad Onarron, dove non lo aspettava nulla a parte la favolosa biblioteca del palazzo del governo, fornita dei più pregiati volumi di magia. E di certo, a distanza di pochi giorni, sarebbe stata ancora lì. La stanza era pulita e la cucina ottima; non poteva lamentarsi assolutamente di nulla, se non di qualche scocciatore che durante il viaggio cercava di conversare con lui. Cercava di stare il più possibile lontano dalla sala del camino, troppo affollata e chiassosa per i suoi gusti. Ogni tanto però si faceva vivo, più che altro per ricevere eventuali notizie sulla partenza o per scaldarsi vicino al caminetto.
Come tutte le sere prima di cena uscì dalla stanza portandosi dietro il libro degli incantesimi, scese le pesanti scale in legno che portavano all’osteria ed entrò nella sala comune, illuminata dal massiccio caminetto. Le facce erano sempre le stesse, e le azioni anche. Il vecchio mago e Georg stavano sempre allo stesso tavolo a discutere silenziosamente, con sguardi che, dopo tanti anni di viaggio assieme, avevano sostituito le parole...il nano e l’uomo senza ombra guardavano le altre guardie giocare ai dadi provvedendo a sedare le eventuali risse di gioco…gli altri passeggeri della carovana si riunivano in piccoli gruppetti, discutendo prevalentemente della tempesta e lamentandosi della conduzione della carovana. I mercanti, più avezzi ai lunghi viaggi e quindi agli inconvenienti, si avvicinavano a Georg in piccole delegazioni, per esprimere la loro solidarietà e proporre alternative. Alcuni bambini giocavano sul pavimento accanto al camino, attentamente sorvegliati dalle mamme che ricamavano chiacchierando in una sorta di solidarietà femminile.In piedi sulla porta si fermò ad osservare quella scena, il libro degli incantesimi stretto al petto e il cuore trafitto da una gelida scheggia. Odiò la tempesta. Odiò la carovana che si era fermata lì per tanti giorni. Odiò la Torre che gli aveva portato via l’infanzia. Odiò sé stesso.

Non servivano le parole per capire ciò che Georg stava pensando. Il suo sguardo, per molti inespressivo nell’osservare la fiamma del camino attraverso il boccale di birra era per Balduran un segno eloquente. Erano ormai fermi lì da quattro giorni in attesa che la montagna placasse la sua furia, ma la tempesta si dimostrava sempre più rabbiosa e violenta.
Georg alzò lo sguardo verso i saggi occhi il suo venerando amico. “Sì, Georg, sarebbe troppo pericoloso.” Georg fissò nuovamente il camino, poi diresse ancora l’attenzione al vecchio mago, in cerca di risposte. “Sì, Georg. Lo so che ci cercano a Sud. E so che siamo troppo numerosi per passare inosservati.” Avevano scelto assieme quella strada, la strada della Libertà. Georg si guardò intorno; dopo tanti anni da capo-carovaniere aveva imparato ad inquadrare la gente e a ricordarsi tutte le facce. Nella sala comune c’erano quasi tutti; mancavano gli schiavi e le sentinelle di guardia ai carri e agli schiavi stessi. Finalmente con occhi decisi guardò il vecchio mago.
Il mago sorrise. Era la scelta giusta per tutti. Sarebbero partiti l’indomani verso il Passo della Vipera, mentre gli altri avrebbero continuato il cammino verso Sud. Senza di loro non avrebbero corso rischi.

5/13/2008

Brutti sogni

Che sogno strano ho fatto stanotte, è partito bene ma si è tramutato in una specie di incubo...
Tutto iniziava con la mia idea di andare a trovare un amico che abita piuttosto lontano, e Matteo e mia madre decidevano di venire con me. Prendevamo la nostra machina e praticamente senza difficoltà arrivavamo a casa sua, dove venivamo accolti dalla famiglia al gran completo; oltre al nucleo familiare c'erano infatti zii, cugini e nonni, tutti maschi. Io, mia mamma e sua mamma eravamo le uniche donne al tavolo. Terminato il pranzo davamo una mano a sparecchiare e mentre stavo togliendo i piatti dal tavolo il mio amico mi abbracciava e cercava di baciarmi ripetutamente, sussurrandomi che mi desiderava e cosesimili. chiaramente lo scansavo, infastidita ed imbarazzata, pensando che dovevo immaginarlo e che non sarei dovuita andare a trovarlo, oltre al fatto che era stato molto scorretto perché c'era Matteo nei paraggi. Tra l'altro ricordo che avevo paura che Matteo lo prendesse a pugni...
Durante il pomeriggio i suoi genitori cercavano di avvelenare mia mamma....non ricordo altri dettagli, solo l'angoscia di non sapere come uscirne, il senso di pericolo.
arrivava la sera e decidevo di andare a fare una passeggiata per raggiungere Matteo, ma mentre camminavo nel buio più totale il mio amico mi si parava davanti, dicendo di aver accolto il mio invito e di essere lì per fare l'amore con me. Cercavo di fuggire correndo, e lui mi inseguiva, credendo che fosse un gioco mentre io ero terrorizzata...sapevo, nel sogno, che se non fossi riuscita a scappare lui non avrebbe capito che non ero interessata a lui, e avrebbe comunque fatto quello che voleva.
Da questo momento in poi non ricordo altro, non so se l'incubo si è interrotto o se mi sono svegliata...non ricordo, e forse è meglio così.
Ma ora mi chiedo: cosa ha suscitato in me questa angoscia? Perché ho avuto quest'incubo?
5/9/2008

Il governo Berlusconi IV

Ieri grande brindisi al Quirinale dopo il giuramento dei ministri. Sembrava una di quelle feste segrete che da adolescenti si organizzano tramite passaparola, con l'unico scopo di tenere all'oscuro le compagne/compagni di classe indesiderati. Perché? Per il semplice fatto che la festa è conminciata non appena il Capo dello Stato (per chi non lo sapesse si tratta del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano) si è congedato. Un gesto infantile ma soprattutto irrispettoso nei confronti della più alta carica dello stato italiano. Trattare il Presidente della repubblica come un ospite non voluto è offensivo a prescindere, e se poi vogliamo aggiungere che il brindisi è stato fatto nella stanza attigua a quella del giuramento, proprio al Quirinale... ancora una volta è stato evidenziato il disprezzo di silvio Berlusconi verso le istituzioni italiane, soprattutto nei confronti del nostro Capo di stato.  ellekappaRicordate quando aveva chiesto le sue dimissioni, poco prima delle elezioni? Mi pare che non si sia smentito.
Spulciamo poi tra le parole del cavaliere e cerchiamo di capire cosa ne pensa degli italiani. Non è un esercizio difficile, basta leggere letteralmente ciò che è scritto e chiedersi "ma...perché?"

"Stavolta non dobbiamo commettere gli stessi errori sulla comunicazione. Se sui giornali esce qualcosa di quello che vi dico, vi massacro".

Chiediamocelo: perché?
Perché li massacra? Probabilmente non ha piacere che le cose che dice loro in sede istituzionale giungano alle orecchie degli Italiani.
Di nuovo: perché?
Perché non vuole che sappiamo ciò che dice? Può darsi che le cose che dice in sede istituzionale e che noi Italiano non dobbiamo sapere siano cose offensive nei nostri confronti. O forse le cose che dice loro non sono molto in linea con la sede...magari parla di fatti privati-economici, degli affari propri.
Ma perché? Perché parla di affari propri quando in realtà dovrebbe parlare dell'Italia? Forse perché intende fare prima gli affari propi che gli affari dell'Italia...
Ora, questo ragionamento, tanto semplice quanto poco attuato, sarebbe del tutto campato in aria se non ci fossero le basi storiche per pensare che berlusconi preferisca curare le proprie questioni economiche e giudiziarie sfruttando la sua carica e il suo entourage di ministri. Alcuni piccoli ma lampanti esempi sono:

  • la Legge sul Conflitto di interessi (Legge n. 215 del 2004)
  • la Legge Gasparri sulle telecomunicazioni (legge n. 112 del 2004)
  • la riduzione della prescrizione ("Legge ex-Cirielli", 251/2005)
  • la depenalizzazione del falso in bilancio (Legge n. 61/2002)
  • la legge sui condoni, che riguardava anche Villa Certosa di Berlusconi (Legge delega 308/2004)
  • l'introduzione del divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il presidente del Consiglio in carica (Ezio Mauro)

e altre....

Dunque, eravamo rimasti alla poca stima che ha di noi Italiani Berlusconi, sul fatto che non vuole renderci conto di ciò che fa/dice in sede di consiglio dei ministri.

Ho ancora poco tempo, e lo impiego per commentare tre dei ministri scelti da Berlusconi:

  • Calderoli: nel governo precedente erano state richieste le sue dimissioni, ricordate? Non trovate incoerente che adesso invece abbia di nuovo una poltrona? solitamente quando si chiedono le dimissioni ad un ministro è perchè non viene più reputato degno della carica che ricopre...grande perplessità.
  • Tremonti: ma non è lo stesso Giulio Tremonti che ci aveva lasciato un buco di bilancio tanto grande da dover impiegare la bellezza di 2 anni per risanare i conti pubblici? E allora, che ci fa al ministero dell'economia?
  • Cafagna: ma non vi vergognate, o Italiani, ad avere una ministra che in curriculum vanta foto senza veli su Maxim? Un po' di serietà, dai...
5/1/2008

Ieri gran bella serata

In These Arms
Bon Jovi

You want commitment
Take a look into these eyes
They burn with a fire, just for you now
Until the end of time
I would do anything
I'd beg, I'd steal, I'd die
To have you in these arms tonight
Baby I want you like the roses
Want the rain
You know I need you
Like a poet needs the pain
I would give anything
My blood my love my life

If you were in these arms tonight
I'd hold you
I'd need you
I'd get down on my knees for you
And make everything alright
If you were in these arms
I'd love you
I'd please you
I'd tell you that I'd never leave you
And love you till the end of time
If you were in these arms tonights

We stared at the sun
And we made a promise
A promise this world would never blind us
These are my words
Our words were our songs
Our songs are our prayers
These prayers keep me strong
It's what I believe
If you were in these arms tonight

If you were in these arms tonight
I'd hold you
I'd need you
I'd get down on my knees for you
And make everything alright
If you were in these arms
I'd love you
I'd please you
I'd tell you that I'd never leave you
And love you till the end of time
If you were in these arms tonights

Your clothes are still scatteder
All over our room
Thi