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日志


2007/5/4

Solite incomprensioni generazionali

I nostri genitori ci vogliono bene, lo so. Vogliono proteggerci, evitarci delusioni; ma non sempre è giusto, non trovate?
Ho 22 anni, e per la prima volta capisco la mia vita; capisco che non mi importa se agli ochi della gente 56 chili per 153cm sono troppi: sono io e mi sento bene così. Non mi importa altro. Capisco, anche, cosa voglio dalla vita: non so che lavoro farò, ma so in che campo, e so quali sono i miei obiettivi. Li ho a portata di mano, basta impegnarsi un po' per finire questa università che mi tiene lontana dal mio futuro.
Ma i nostri genitori queste cose non le capiscono. Per mia madre dovrei dimagrire, e non le importa che io continui a ripeterle che mi sento in armonia con me stessa, che non vedo la necessità di dimagrire e che se anche la vedessi ci penserei io. Oltretutto per lei non sarò praticamente mai i grado di finire l'università: proprio ieri abbiamo avuto una discussione sull'argomento, iniziata parlando della tesi che vorrei fare. Per terminare mi mancano 14 esami; lo so, sono molto indietro, ma mettendomi d'impegno entro marzo prossimo dovrei essere a posto. Mia madre non crede che ne sarei capace; mi ha fatto notare come, per due anni, io abbia mantenuto una media di un esame a sessione. La stuazione era diversa, ma spiegarglielo non servirebbe a nulla. Non ascolta, è troppo pessimista. "Realista" dice lei.
Io mi sento sminuita dal "realismo" di mia madre. Perché, i genitori non incoraggiano i figli invece di affossarli? Non capuisce che non mi sprona il suo "realismo"? L'unico risultato è provocare ulteriore insicurezza. Da quando ero alle medie non mi sento incoraggiata nel fare quallo che voglio. Magari lei ci prova, non dico che non lo faccia, ma se lo fa è sicuramente nel modo sbagliato. Ieri poi le ho risposto male, e la cosa mi è dispiaciuta davvero tanto. Le ho detto che non è capace di incoraggiarmi, ed è vero. Ma non era il momento, né il tono giusto. Si sarà offesa, ma non posso farci nulla. Andare a parlarle e spiegare perché ho reagito così è inutile e come unico risultato avrebe quello di iniziare l'ennesima discussione sfibrante sulla mia università e sulla mia incapacità. Non ne ho la forza, devo concentrarmi su altro.
Ho degli esami da superare, e comunque non sono sola: in Matteo ho trovato una persona che crede in me più di quanto faccia io stessa, una persona che mi incoraggia e mi sprona. Fortunatamente ho qualcuno che mi dà la forza per andare avanti.